La tecnologia come nuova "forma culturale"
per la scuola italiana


ABCD è una delle principali fiere dedicate alla scuola e all'università in ambito nazionale. L'iniziativa si rivolge a studenti, docenti e dirigenti di scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado, educatori, insegnanti di scuola e università, ricercatori e operatori della formazione.

I giovani, oggi, sono sempre meno disponibili ad apprendere, non riconoscono o considerano significativi gli insegnamenti degli adulti, dall'altra parte lo stesso docente sembra aver smarrito la propria mission educativa, è poco stimolato a scoprire e trovare nuove strategie comunicative per ripristinare il dialogo o il contatto con i suoi studenti. Così, lo stesso adeguamento a linguaggi e comportamenti "alla pari" induce spesso ad una perdita di autorevolezza del ruolo e allo smarrimento del valore educativo dei suoi insegnamenti, fino ad arrivare ad una desensibilizzazione degli insegnanti ai gesti ed alle azioni devianti spesso considerati normali (Morcellini, 2007).

Perché non scatta la passione educativa? Si è determinato un indebolimento dell'idea di cultura come processo protocollare di emancipazione del soggetto? Oppure la cultura non è considerata elemento di riscatto dello stesso? La società ha perso interesse per la cultura?

L'unica realtà che sembra funzionare per i giovani è la comunicazione che, sebbene penetri nella quotidianità come "agenzia supplente di socializzazione" legittimata dal "basso" (Morcellini, 1997), nel tempo diventa il percorso più adeguato e facilmente percorribile per risanare la "diaspora educativa", per ridurre i gap intergenerazionali e restituire valore educativo alla famiglia e alla scuola, limitando l'individualismo giovanile.

Che cosa significa "formazione" per i giovani? Come i giovani vedono la formazione? Perché? Come può cambiare l'insegnamento alla luce delle trasformazioni sociali? Che cosa sono le competenze mediali? Come si possono acquisire e/o rinforzare?

Cambiare i meccanismi formativi significa generare nuove forme di scambio. È opportuno valorizzare la formazione contro l'indebolimento della disponibilità educativa degli insegnanti e degli studenti e lo slogan potrebbe essere il seguente: l'architettura formativa come cambiamento, come organizzazione, ovvero iniziare a pensare alla didattica come strategia di identificazione del soggetto, in tal modo il docente può trasformarsi in "mediatore di processo".

Questo è il tempo in cui occorre investire sulla logica sperimentale e dobbiamo assumere una mentalità osservativa e esplorativa. Il risultato è destinato ad arrivare nel tempo. È compito della Media education aumentare la capacità critica del soggetto di fronte alla comunicazione. Così accanto alla cultura della fruizione si svilupperà quella della coproduzione. I giovani non si piegano di fronte alla comunicazione e maturano capacità di decidere. Perché questo non può succedere anche a scuola? Dentro la scuola c'è un chiaro grido: in classe deve entrare la comunicazione e si deve coniugare spontaneamente con le istanze educative e gli obiettivi didattici.