"Educare a pensare"

Il credo pedagogico di Alberto Manzi


Educare a sollecitare un pensiero sempre più profondo - dice Manzi - significa «educare a saper ascoltare, a saper discutere, a saper riflettere, a saper vedere, ma anche a saper collegare e scoprire le connessioni tra i concetti», significa saper mettere in relazione e capire le analogie; in una parola: "Educare a pensare".

Il credo pedagogico di Manzi trova la sua applicazione nel "Far vivere un problema", percorso dinamico attraverso il quale le fasi di apprendimento da lui progettate articolano la costruzione di una conoscenza significativa impegnando gli studenti nell'acquisizione di abilità e competenze in una operatività continua.

La metodologia che Manzi adotta, si muove lungo un percorso che si articola nella costruzione di una conoscenza significativa, procedendo attraverso fasi di apprendimento:
- creare una tensione cognitiva;
- sapere quel che il discente conosce in relazione al problema;
- discutere in gruppo con il docente (l'insegnante non darà comunque spiegazioni o risposte e accetterà ogni ipotesi);
- far accumulare esperienze e (capitalizzando le esperienze) formulare concetti;
- far conoscere ciò che i partecipanti alla discussione hanno scritto o detto (appreso da letture, da trasmissioni televisive e radiofoniche, ecc...);
soddisfatto l'interesse per il problema, porre un altro problema che costringa ad un ripensamento totale e che provochi nuove esperienze in modo da ampliare le conoscenze.

Il meccanismo che Manzi induce è quello di sviluppare nello studente il desiderio di arricchire le proprie conoscenze, offrendo occasioni di riflessione affinché impari a pensare in modo autonomo. Aiutarlo a sviluppare nuovi concetti e nuovi linguaggi, non attraverso la ripetizione ma attraverso l'esperienza.

«Deve imparare a scomporre i concetti» sostiene Manzi, «a saper scomporre le esperienze, a saper scomporre i fenomeni nei loro elementi costitutivi per analizzarli, e rimontarli per ampliare le conoscenze».

L'obiettivo del suo agire educativo corre verso lo sviluppo dell'individuo in tutte le sue dimensioni; uno sviluppo che si affianca alla scoperta graduale attraverso il confronto continuo con i propri simili e talvolta aperto sulla realtà sociale, talvolta rappresentata nel gioco o nell'artificio didattico compiuto dall'insegnante.

È dunque un percorso di "apprendimento collaborativo".

Il significato di Educare a pensare, con il quale Manzi costringe un individuo a "vivere un problema" sta nella convinzione secondo la quale un concetto già 'servito' al discente e pronto per essere ripetuto in modo automatico è un concetto che Manzi definisce 'non problematizzato', è quindi un'esperienza mancata che lo studente non interiorizza e, come tale, incontrandola in situazioni future diverse, non potrà riconoscere e quindi affrontare per risolverla.

Le strategie messe in atto nell'educazione al pensiero offrono proprio quegli strumenti idonei alla formazione di individui pensanti, che si pongano problemi e siano flessibili e sempre pronti al cambiamento. Menti pronte nel mondo del lavoro, eclettiche, abili e sollecite ai continui mutamenti.

In conclusione, «l'educazione al pensiero» soleva dire Manzi «sintetizza gli obiettivi che la scuola dovrebbe porsi: insegnare a saper vedere, a saper discutere, a saper ascoltare, a saper riflettere; cioè insegnare al discente a saper sviluppare il proprio senso critico e a saper decidere nelle situazioni che si presentano nella vita».