Medi@tando


alla bottega dei media per una rete educational


La sfida di Medi@tando, convention nazionale sulla media education, è stata lanciata nell'aprile 2002 in un piccolo comune della provincia di Rimini, Bellaria Igea Marina. Da allora sono state tracciati percorsi, strette alleanze, sia territoriali sia universitari (come ad esempio quella di Bologna e di Roma-La Sapienza), con l'obiettivo di istituire una rete di scambio delle esperienze nazionali.

Quello che due anni fa rappresentava soltanto una scommessa per il futuro e una grande ambizione di pochi, nel 2004 è diventata quasi una realtà concreta. Il 28 febbraio si è appena conclusa la seconda edizione di Medi@tando, che ha voluto fornire una temporanea risposta alla sfida della società moderna e il riflesso di un bisogno socio-culturale di educazione alla comunicazione; in sintesi un tentativo di apertura e scambio comunicativo, anche se ancora per pochi "addetti".

L'apertura ai lavori è stata affidata a Don Roberto Giannatelli, presidente della associazione di educazione alla comunicazione (MED), simbolo e rappresentante della media education in Italia e, in molti casi, anello di congiunzione fra il mondo Universitario e la scuola.

La convention ha colto nel segno: senza alcuna pretesa di proferire verità assolute o ipotesi risolutive alle contraddizioni del moderno, ha invigorito gli animi dei partecipanti, ha stimolato il desiderio di cambiare e l'impegno di "fare" di insegnanti, operatori mediali, ricercatori e politici. Lo stesso coinvolgimento di enti territoriali (province, comuni e università) ha rivelato una diversa sensibilità e una rinnovata disponibilità verso la media education.

Medi@tando è stata non soltanto un momento di accrescimento culturale e di riflessione critica sulla comunicazione oggi, ma anche e soprattutto un'occasione in cui le esperienze formative nate "dal basso" e sparse su tutto il territorio nazionale, hanno incontrato il dibattito culturale degli ambienti accademici, anche di respiro internazionale. Durante le tre giornate della convention la realtà scolastica ha avuto l'opportunità di scontrarsi ancora una volta con il mondo della ricerca, della formazione e della sperimentazione vivendo momenti di confronto anche con esperienze "altre": dal Canada (Jacques Piette) al Belgio (Thierry De Smedt), dalla Francia (Evelyne Bévort) all'Inghilterra (Cary Balzagette).

Non sono mancati poi spazi per le scuole, le associazioni territoriali e per tutti quegli "eroi borghesi" (ancora pochi) che hanno portato la loro testimonianza nell'"agorà" dei seminari della convention. Un pensiero infine è stato rivolto a loro: i bambini o i ragazzi, alla loro fantasia, alla creatività, la voglia di fare, di dire, di essere ... una vivacità riflessa e sintetizzata nei filmati presentati durante Medi@tando. Il tutto si è tradotto in una inaspettata disponibilità al confronto e un ritrovato desiderio di fare e di dire, con la conseguente apertura a nuove responsabilità e a concrete aspettative per il futuro: "mettersi in discussione" è stata l'espressione-simbolo di un rinnovato e concreto impegno verso il moderno.

Di fronte allo spirito di questa convention e all'idea di chi ha capito che è arrivato il momento di "rimboccarsi le maniche" per fronteggiare la sfida del cambiamento, hanno trovato spazio anche alcune criticità, dubbi e limiti. Per vincere la scommessa della media education come sistema integrato nel territorio nazionale e fronteggiare la sfida dei paesi esteri è importante consolidare un movimento politico e culturale forte, non soltanto in termini teorici ma anche di alleanze territoriali, alleanze che non possono ignorare, anzi devono sostenere, l'operato di chi per primo si è impegnato per costruire un'identità e dare visibilità al movimento, lavorando per una maggiore credibilità della media education italiana anche all'estero. Questo è stato il focus di discussione del workshop del 28 febbraio, un tavolo cui hanno partecipato Patrizia Adamoli, esperta in più campi della comunicazione, Alfredo Meocci per l'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, Anna Serafini, responsabile Nazionale Consulta DS infanzia e adolescenza "Gianni Rodari", Mario Morcellini del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione, La Sapienza di Roma, ed Ernesto Caffo per il telefono azzurro. Dalla tavola rotonda è emerso che la costruzione di una rete nazionale di esperienze in una logica di accordi territoriali in Italia può conseguirsi soltanto attraverso una politica di convergenza, al di là di qualsiasi forma di antagonismo o di eccessivo protagonismo isolato. Stiamo forse vivendo i segni di un cambiamento epocale, per questo motivo è opportuno continuare a promuovere progetti che vadano oltre la cornice locale e l'esperienza di pochi "illuminati", in modo da prepararci alle sfide europee.

Come sostiene Mario Morcellini alla fine della convention, è opportuna più consapevolezza del patrimonio culturale nazionale, delle radici ed del percorso storico già vissuto della media education, per un riconoscimento culturale più forte anche all'esterno. La rivalutazione dei tanti eroi e delle tante "esperienze provinciali della media education" è una delle possibili strade da percorrere per una prospettiva di rete, una prospettiva che non può non interloquire con il med: motore del rinnovamento nazionale della media education.