In-Formazione. Studi e ricerche su giovani, media e formazione (ISSN: 1970-6723) N. 9

Il network comunicazione/reti
Una revisione critica del nesso capitale sociale-giovani


Abstract

I processi di individualizzazione e frammentazione dell'esperienza tipici della modernità hanno fatto sì che le situazioni in cui agiscono gli individui si modifichino prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. Così l'apprendimento diventa una condizione endemica ma anche stimolante della società del cambiamento, caratterizzata da un evidente indebolimento della forza della formazione, che un tempo avveniva in tre contesti chiave - la scuola, la famiglia e il contesto lavorativo - mentre ora si fatica ad individuare con certezza i suoi spazi. Se, da un lato, l'esperienza si frammenta, è anche vero che si intensifica, diventando una forma esplicita e palese di ultra-interazionismo.

Il punto di forza e di appoggio della dimensione esperienziale del soggetto, soprattutto se in età di formazione, sembra diventare l'appartenenza a una classe di età. Da qui rischia di determinarsi un eccesso di clusterizzazione che fortifica i legami intragenerazionali ma determina anche una condizione di incomunicabilità intergenerazionale, anche fra cluster apparentemente contigui. I legami forti sembrano caratterizzare il target di appartenenza e le sue dinamiche interne, mentre tutto ciò che è esterno alla classe appare debole: il legame istituzionale, in particolare, diventa debole poiché non ha il tempo di routinizzarsi.

C'è da chiedersi in qual misura l'età diventi strategica in funzione delle scelte culturali, quanto l'appartenenza ad una classe generazionale sia decisiva nella stratificazione dei comportamenti mediali e tecnologici, come elemento di differenziazione o di nicchia.

Siamo in presenza di una bolla comunicativa che maschera l'accerchiamento dei soggetti: si sentono forti ma in realtà si auto-confinano a volte all'interno di un ghetto. Di difficile ricostruzione appare il rapporto tra età differenti, nonché il processo di riconoscimento intergenerazionale dell'altro: la perdita di forza della mediazione è forse tale da generare un sentimento di estraneità del giovane nei confronti dell'adulto, che diventa incomprensibile quanto uno straniero. Il capitale sociale, in tal senso, è inteso anche come dolore e privazione, difficoltà di riconoscimento degli altri in quanto simili.

Il rischio più intenso della modernità è quello di sedimentare una condizione di precarietà psicologica e valoriale, mascherata dall'exploit dell'interazione comunicativa: siamo di fronte ad un accrescimento della realtà simbolica che nasconde, tuttavia, dolore e indefinizione degli scopi di vita.

Come cambia, infine, la superficie espressiva della modernità? In che misura i giovani possono essere considerati i promotori del mutamento a beneficio di tutta la superficie sociale? Certamente la dimensione positiva dei consumi culturali, il modo in cui i giovani modificano il consumo rendendolo produttivo, aprono una prospettiva di riflessione in tal senso; meno chiaro è quanto questa attitudine culturale e comportamentale diventi comunità, quanto abiliti ai rapporti sociali, diventando decisiva nelle dinamiche comunicative ed educative.

A partire da questi nodi critici, il numero 9 di In-formazione punta a fornire spunti di riflessione rivolti a studiosi e operatori.