Numeri InFormazione

 

 

 

 

In-Formazione - Studi e ricerche su giovani, media e formazione

1. Cosa significa una rivista per una "scuola"

Il rapporto tra media e minori e, di recente, quello fra comunicazione e formazione hanno rappresentato una componente significativa delle attività di ricerca realizzate in questi anni dal Dipartimento di Sociologia e Comunicazione e, della Facoltà di Scienze della Comunicazione e oggi del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università degli Studi di Roma.

Il progetto della rivista per l'Osservatorio Mediamonitor Minori si è collocata in un momento di svolta, che consente di riflettere e sistematizzare quanto è stato prodotto, maturato e costruito nell'arco di un ventennio su questa tematica; si tratta di uno spazio per rendere più visibile l'attività di ricerca finora svolta e le interpretazioni teoriche elaborate, ed al tempo stesso lioccasione per lanciare nuovi stimoli e promettere nuovi reciproci impegni.

La rivista si configura come un momento di confronto, in cui diverse realtà accademiche, attive su questo fronte, possono aggiornarsi sullo stato di avanzamento delle iniziative presenti a livello nazionale ed incentivare scambi di conoscenze ed esperienze, anche se appartenenti ad ambiti disciplinari differenti. In tal modo diventa anche più semplice circoscrivere il valore aggiunto delle proprie attività e delle riflessioni teoriche, rendendo tuttavia oggetto di dibattito critico il capitale culturale costruito.

Le tematiche affrontate oscillano dall'analisi della fruizione mediale, ai fenomeni di disagio e devianza, dal significato e articolazione del tempo libero alla riflessione sui comportamenti e sui linguaggi giovanili contaminati dall'universo mediale.

2. Cosa significa stare sui confini, praticarli

Trasversalità potrebbe essere la parola chiave con cui inquadrare il modo di fare ricerca, sperimentare e dialogare in ambito scientifico. Esso rappresenta il naturale orientamento verso cui propendono le diverse istituzioni accademiche negli ultimi anni soprattutto in un settore così eterogeneo e poco definito in termini disciplinari come quello della formazione e della comunicazione.

L'eterogeneità e la complessità delle pratiche riflessive e delle interpretazioni teoriche sulle società ed i suoi aspetti induce inevitabilmente i ricercatori a sfumare le differenze disciplinari, soprattutto quando le riflessioni riguardano settori altrettanto eterogenei come quelli affrontati da comunicazionisti, sociologi e pedagogisti. È come se le tribù scientifiche che hanno contrassegnato le appartenenze disciplinari ed i campi di indagine nel passato si fossero ibridate, in virtù soprattutto dell'interdisciplinarità degli stili di relazione e elle tematiche affrontate. È come se si stesse scoprendo il coraggio di rimettersi in discussione, grazie soprattutto alla gratificazione prodotta dalla disponibilità al confronto, al mettere in gioco la propria merce competitiva con quello che gli altri sanno o pensano di sapere.

Proprio questo legame può porsi alla base della tolleranza e della resistenza alla fatica e alla stanchezza, al rispetto ed al sostegno reciproco, soprattutto alle ragioni dell'altro. Questo stile di relazione fa di questa confidenza il suo elemento più pregiato e segna anche una possibilità in rimonta nelle capacità interpretative delle scienze sociali.

3. Contributo a un chiarimento del dibattito pubblico su minori-media. Attaccare frontalmente tutte le posizioni pregiudiziali, anche quelle "consonanti"

Per mettersi nell'atteggiamento giusto di leggere il mondo della comunicazione ed il cambiamento socioculturale che ne scaturisce, soprattutto quando si intende affrontare n argomento così delicato come il rapporto fra media e minori, occorre adottare uno stile cognitivo privo di pregiudizi. È opportuno assumere un atteggiamento di distacco dall'ambiente in cui viviamo, in modo da comprendere meglio i meccanismi attraverso cui le persone sono spesso vittime di abitudini, anche rispetto al bombardamento incessante dei messaggi mediali.

Sottoporsi ad una disciplina scientifica significa abbandonare ciò che già si pensa di sapere della comunicazione e lavorare sul punto di vista. Assumere un atteggiamento cognitivo puro è certamente surreale, tuttavia è possibile interrogarsi sull'influenza dei pregiudizi sulla comunicazione. Ad esempio la ormai tradizionale distinzione fra "apocalittici e integrati", con cui si tende spesso a classificare l'atteggiamento di chi ha una visione ottimista o meno sull'incidenza dei mezzi di comunicazione negli atteggiamenti delle persone, è fin troppo semplicistica e abusata nel campo delle "comunicazioni di massa". È impossibile tentare di capire la comunicazione restando dentro la fortezza dei problemi della comunicazione. È opportuno, dunque, contribuire alla costruzione dello stile cognitivo tipico dello studente-ricercatore che prevede da un lato la dedizione allo studio, tipico dello studente, e dall'altro l'auto riflessione, tipica del ricercatore.

COMITATO SCIENTIFICO E REDAZIONALE

SCHEDA DI REFERAGGIO

CODICE ETICO